La Coratina. Vi svelo la sua storia

La radice del suo nome non lascia alcun dubbio: la Coratina è, indissolubilmente, legata alla città di Corato. Ma i coratini, in passato, hanno saputo riconoscere questa loro ricchezza “a cielo aperto”?
Facciamo un salto indietro, lungo centotrentacinque anni, e andiamo a scoprirlo!

La Puglia è terra olivicola per eccellenza: si stima siano coltivati circa 60 milioni di olivi, potremmo dire uno a testa per ogni italiano.
Già l’imperatore Traiano, in occasione della costruzione della via Appia-Traiana, che congiungeva Roma a Brindisi, volle coniare una moneta che sul dritto riproduceva la sua effige, e sul rovescio una ruota a rappresentare la strada, con una fanciulla adagiata, reggente un ramo di olivo ad indicare l’Apulia.

moneta via traiana

Dopo un periodo di declino delle principali attività agricole, causata dalla caduta dell’Impero Romano e dalle invasioni barbariche e saracene, l’olivicoltura conobbe un nuovo sviluppo economico solo dopo l’unificazione d’Italia: molte aree furono messe a coltura con nuovi impianti di olivo, che tuttora possiamo ammirare.

Le cultivar Coratina, Ogliarola barese, Cellina di Nardò assieme alle varietà alloctone, Frantoio e Leccino, e a quelle locali Peranzana, Garganica e Gentile, rappresentano il mare di olivi presenti nella nostra Puglia.
A differenza della varietà di olive, che si collocano nel fenotipo della Ogliarola – la cui storia si riconduce a quella dell’olivicoltura stessa – la varietà Coratina è passata alla storia solo di recente.
La bellezza di queste piante – tra il colore verde chiaro delle drupe e il verde scuro delle foglie – catturò l’attenzione di imprenditori, i quali rimasero meravigliati nel vedere i rami ricurvi sotto il peso delle loro olive.

Questa varietà è localmente conosciuta anche come olivo a racioppe, prendendo spunto dalla caratteristica botanica di produrre olive a grappoli, in dialetto, racioppe, o come uliva a racimolo. Quest’ultima denominazione veniva utilizzata, alla fine del Settecento, da Giovanni Presta, medico e agronomo italiano noto per i suoi approfonditi studi sull’olivicoltura. Egli ne parla nella sua pubblicazione Memoria intorno ai sessantadue saggi diversi di olio, presentati alla maestà di Ferdinando IV, re delle Due Sicilie, del 1786, e nel suo successivo trattato Degli ulivi, delle ulive e della maniera di cavar l’olio, del 1793. In quest’ultimo parla brevemente dell’oliva a racimolo “perchè viene in racimoli di tre, di quattro ulive ciascuno, attaccate a piccole code”.
Presta colloca l’uliva a racimolo nella grande famiglia dell’olivicoltura pugliese, ma non ne individua una posizione geografica all’interno del tavoliere.

Chi farà riferimento all’origine della varietà Coratina è il Prof. Girolamo Caruso, docente di agronomia all’Università di Pisa. Egli fu interpellato da Raffaele Perfetti, imprenditore di origini toscane che, alla fine del XIX secolo, era proprietario di uno dei maggiori frantoi di Barletta.
Il Perfetti spinto da interessi economici, uniti alla sua conoscenza del settore, aveva sperimentato la varietà di oliva Coratina, ma le sue osservazioni richiedevano un confronto scientifico.
Il Prof. Caruso, invitato a Barletta a visitare il fondo del Perfetti e Cettura, nel settembre del 1872, vide per la prima volta questa varietà e ne rimase fortemente colpito. Come scrive nel suo trattato Monografia dell’olivo del 1883, “mi fu assicurato esservi stato introdotto da Corato”.
Questa è l’unica, e indiscutibile, testimonianza scritta in cui si rivela l’origine di questa “nuova” varietà. E ancora, il Caruso scriveva che gli olivi a racemi (o raciuoppe) sul finire di settembre “avevano curvi i ramicelli sotto il peso dei molti grappoli fruttuosi, il cui verde paglierino faceva contrasto con il verde cupo del copioso fogliame”.
In più, nella descrizione espresse una sua considerazione: “l’olivo a raciuoppe non è noto abbastanza e merita di essere diffuso per la grande fecondità che possiede”. Queste parole non rimasero inascoltate: il risultato fu la grande diffusione della varietà, rendendo le province di Bari e di Foggia una enorme distesa di olivi.

Seppur la scarsità di fonti, in cui si parli della originaria presenza della varietà Coratina nella città di Corato, si è riusciti a trovare la fonte scritta che lo testimonia. Dall’Ottocento ad oggi tutti i trattati e articoli che parlano di olivicoltura e, in particolare, della Coratina riportano la citazione “il suo nome indica chiaramente la sua origine nella cittadina di Corato”.
Il fiuto per gli affari degli imprenditori agricoli dei paesi limitrofi, ha spinto immediatamente la sua diffusione, tanto che il particolare olio ottenuto oggi dalla cultivar Coratina, ha la prerogativa di essere noto come “olio di Andria” per la grande quantità che viene prodotta e commercializzata da questa città.

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