Vetro o ceramica? All’olio EVO la dura scelta

Il vetro e la ceramica sgomitano per aggiudicarsi il posto di leader nel packaging dell’olio extravergine di oliva. Attualmente, chi si aggiudica il titolo?? Beh, non è molto difficile dare una risposta… Chiara, scura, con tappo a vite o tappo antirabbocco è lei che fa da padrona: la bottiglia in vetro. Però, come tutti sanno, il primo amore non si dimentica mai!

L’olio e la ceramica sono due storie che lungo il loro cammino di nascita, sviluppo ed evoluzione si sono intrecciate alla perfezione! L’uomo con il suo ingegno e la sua maestria li ha creati, e noi oggi continuiamo a gustarli ed ammirarle. Ma come mai si sono incontrate? 

Bottiglia in vetro e ceramica per olio EVO

Nel corso dei secoli, siamo stati partecipi della trasmissione – ma anche dell’evoluzione tecnologica – delle tecniche di lavorazione ceramica che ben si prestano, fin dai tempi più antichi, alla conservazione del nostro oro verde.

Un perfetto contenitore d’olio deve preservarlo dai suoi acerrimi nemici (luce, calore e ossigeno) che possono danneggiare irrimediabilmente le caratteristiche chimiche ed organolettiche anche del miglior extravergine. Di sicuro, in passato, la chiusura dei contenitori ceramici non avveniva con capsule termoretraibili, ma vi assicuro che all’epoca cercavano di fare già il massimo, con i mezzi di cui disponevano, per preservare il prodotto presente al loro interno.

Le ceramiche hanno accompagnato il cammino di tutte le civiltà, principalmente, come oggetti per il culto e la decorazione, utensili da cucina e contenitori per le sostanze solide e liquide. La facilità di reperimento della materia prima, l’argilla, e la relativa semplicità della preparazione hanno avuto come conseguenza una vastissima produzione dalle forme e dagli usi più disparati. Particolare rilevanza hanno avuto i contenitori, tipo anfore, che hanno contribuito all’instaurarsi del commercio di sostanze come olio e vino,  anche a lunghe distanze, sia per via terra che per mare.

barche olearie

Sicuramente, l’olivo era già presente in Italia in epoca preistorica, dato il ritrovamento di noccioli in alcuni contesti archeologici, ma non sappiamo con certezza quando sia cominciata la sua vera e propria coltivazione: l’esame dei noccioli non ci permette di stabilire se appartenevano ad olivastri (olivi selvatici) o a olivi domestici.

Non ci sono dubbi, però, che fra l’VIII-VII sec. a.C., la coltivazione dell’olivo era praticata già in maniera organizzata: l’inizio della produzione, in Italia, di vasi destinati a contenere olio alimentare (precedentemente importati dalla Magna Grecia e dalla penisola greca) ci permette di dedurre come l’olio, in questo periodo, cesserà di esistere come bene di lusso per diventare bene di uso quotidiano.

Nel mondo romano non si usava altro condimento per cucinare se non l’olio. Ecco le tipologie di olio più diffuse:

  • oleum acerbum, olio cosiddetto estivo, fatto con olive ancora acerbe;
  • oleum amphacium, prodotto in settembre e considerato il migliore;
  • oleum viride, olio verde pressato in dicembre con olive cadute ed annerite;
  • olei flos, fiore d’olio, prodotto da una prima spremitura;
  • oleum sequens, prodotto da una seconda e più intensa spremitura;
  • oleum cibarium, olio ricavato da una pressione successiva delle due precedenti, molto economico e di grande uso in cucina.

I recipienti, una volta riempiti, venivano chiusi in svariati modi. Alcune anfore che conservavano olio venivano chiuse utilizzando dischi in terracotta – ottenute reimpiegando anfore rotte – su cui veniva applicato uno strato di calce. La forma più rudimentale di tappo, invece, era costituito da una pigna verde pressata nel collo, mentre un sistema di chiusura più efficace era quello di incastrare un piccolo vaso pieno, dotato di scanalature, detto anforisco, all’interno del collo e ulteriormente sigillato con pozzolana (antica malta costituita da ceneri e lapilli vulcanici).

chiusura antiche anfore

L’evoluzione tecnologica e la ricerca sul mercato di un materiale che avesse un ottimo rapporto qualità-prezzo, hanno fatto sì che il vetro divenisse l’attuale protagonista del packaging del buon olio extravergine di oliva, mettendo in ombra la ceramica che è tornata ad essere un bene rivolto a pochi che sono a conoscenza delle sue qualità e – aspetto non meno importante – sono amanti della sua arte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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